Anziani sempre più giovani

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Vecchi a chi??

La svolta di una terzietà sempre più attiva che non invecchia (almeno interiormente). Indipendenti e attivi, la nuova generazione di anziani è indistruttibile


I sessant’anni non è più l’età di spartiacque tra l’età giovane e la vecchiaia, gli italiani sono ancora in piena forma fisica, con interessi e nessuna intenzione di mollare ed essere messi da parte. Tutti gli stereotipi sulla terza età sono stati messi in discussione da una ricerca Ipsos: contenti della vita, in salute, autonomi sono una vera e propria risorsa per le famiglie.

Gli over 55 sono soddisfatti della loro vita: il 90% ha figli ma spesso questi a loro volta non sono genitori per cui hanno tempo tempo libero oppure, in caso contrario, lo dedicano ai nipoti. Gli anziani sono anche social infatti il 75% si connette ogni giorno ad internet su piattaforme come Facebook e Instagram. Ciò che colpisce è il grado di indipendenza. I senior italiani continuano ad occuparsi da soli della gestione della casa e delle proprie finanze. Le percentuali crescono anche con l’aumentare dell’età, fra i 75 e i 84 anni uno su due è ancora indipendente.


«Rispetto agli over 55 degli altri Paesi i nostri connazionali dedicano più tempo ai rapporti familiari e, in genere, alle relazioni sociali: dati che si spiegano col fatto che nella cultura italiana la famiglia è da sempre al primo posto - commenta Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva e direttore del Dipartimento Scienze dell'Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche e della Testa-Collo della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma -. Inoltre, i senior sono un pilastro fondamentale per la società perché, oltre a occuparsi di figli e nipoti, si prendono cura anche dei familiari ancora più anziani che hanno bisogno di assistenza domiciliare. Questa nuova generazione di senior sembra quindi occuparsi degli altri in modo trasversale e duraturo, offrendo supporto agli altri in tutte le fasi della vita».


Questa indipendenza è strettamente legata alla salute fisica: il 90% infatti si ritiene in buona salute.

Più conoscenza e maggiori controlli, in questo modo i giovani anziani tengono controllati tutti quegli acciacchi e le malattie che la vecchiaia porta con se. Un’altro punto a favore è l’alimentazione, il 12% è molto attento a ciò che mangia e questo permette una diminuzione dei casi di ipertensione e colesterolo.

Invecchiamo sempre più lentamente e siamo fra i popoli più longevi. Secondo uno studio condotto all'università di Washington, per l'Italia nel 2040 è previsto un aumento dell'aspettativa di vita media. In particolare, l'Italia potrebbe passare da un'aspettativa di 82,3 anni (dato 2016 - 7/a nella classifica globale per longevità) a 84,5 nel 2040 (salendo al sesto posto).

La popolazione invecchia, ma gli anziani di oggi sono sempre più indipendenti ed autonomi. Segno che la qualità di vita, il tipo di alimentazione, le cure e l'attività fisica regalano anni di salute. Basta pensare che una recente ricerca, pubblicata sul Journal of Applied Physiology, mette in luce come l’attività fisica potrebbe alterare il modo in cui invecchiamo. I ricercatori hanno messo in evidenza che le capacità aerobiche dei settantenni attivi sono migliori rispetto a quelle dei loro coetanei. E questo li rendeva di circa 30 anni biologicamente più giovani.

Tenersi in forma ed essere indipendenti è una fortuna da tenere ben conservata, sia a livello psicologico che fisico.

"Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980", spiega Niccolò Marchionni, professore ordinario dell'Università di Firenze e direttore del dipartimento cardiovascolare dell'Ospedale Careggi. "Oggi alziamo l'asticella dell'età a una soglia adattata alle attuali aspettative di vita nei Paesi con sviluppo avanzato. I dati demografici ci dicono che in Italia l'aspettativa di vita è aumentata di circa 20 anni rispetto alla prima decade del 1900. Non solo, larga parte della popolazione tra i 60 e i 75 anni è in ottima forma e priva di malattie - aggiunge - per l'effetto ritardato dello sviluppo di malattie e dell'età di morte".

Fonti: Corriere.it Repubblica.it



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